Rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok

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Il padre bevente per la ragazza

Un romanzo di formazione in quattro tempi, con struttura a spirale: dagli ultimi come fredda merce agli ultimi come unica calda esperienza di humanitas. Gaza è il custode di una cisterna che contiene la merce migrante. Un incidente, occorso durante il trasporto dei migranti presso le coste, mette Gaza, unico sopravvissuto, a contatto carnale con le sue cavie ormai cadaveri. Ma il passato riemerge come fattore biologico pronto a infiltrarsi attraverso il canale dei sensi.

Ma anche in questo caso lo stato di grazia acquisito si sgretola dinanzi ad un episodio nel quale Gaza, suo malgrado si ritrova immobilizzato, perché solo, con la sua corporeità sensibile, dinanzi alla vittima prescelta. Gaza è un personaggio che acquisisce una straordinaria consapevolezza del Male cercando invano di navigarci con benessere personale.

Un viaggio di redenzione il suo. E in effetti Gaza raggiunge una salvezza dopo avere sperimentato anche con partecipazione emotiva al male del mondo.

Che è male come effetto del potere. Riconosco alcuni volti dalle schede che Nermin Mollaoglu, anima della Kalem Agency, mi aveva mandato e che avevo scorso prima di partire per Istanbul, per partecipare alla fellowship organizzata, insieme al festival, da questa rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok letteraria particolarmente vivace e piena di inventiva in una terra che diventa sempre più complicata.

Doversi basare soltanto su relazioni altrui, almeno per me, rende tutto più difficile. Azin inglese The Fewcomincia con una scena forte: una bambina che batte la testa e muore cadendo da un letto in alto nel dormitorio di un collegio.

Conoscere Hakan Günday, con il suo aspetto dark e la sua faccia buona, decisa e dolce, con lo sguardo luminoso di chi sa anche tacere e ascoltare, mi spinge, tornando in albergo, a lasciar perdere il sonno per continuare a leggere. È un romanzo lunghissimo, più di quattrocento pagine, ma riesco ad arrivare al punto dove la storia di Derdâ si interrompe e inizia la storia di Derda, teppistello che cresce in una baracca addossata al muro del vecchio cimitero di Istanbul, e si mantiene lucidando le tombe.

Ha già pubblicato sette romanzi e ne ha appena finito uno, ancora inedito. La mattina sono molto assonnata e molto decisa. Voglio Günday in Marcos y Marcos. Il nostro primo autore turco. Traduzione inglese: More. È disponibile, per ora, solo un assaggio, e una sinossi dettagliatissima. Penso che in senso lato vale per tutti noi.

La terza notte è a Milano, una settimana dopo. Un editore grande. Ora dopo ora, la mia offerta diventa un manifesto: pubblicheremo due romanzi, Az e Dahaanche se di Daha ho letto solo un piccolo pezzo, e devo fare un atto di fede. Lo inviteremo in Italia in festival importanti.

Sarà un nostro autore di punta. Due anticipi più che discreti, il secondo più alto. In privato mi dirà che Hakan Günday era molto contento di vedersi accanto a Hilsenrath, Kennedy Toole e Boris Vian, che Marcos y Marcos gli era sembrata una buona casa dove stare, fatta di persone come lui. È vero: quando racconto di questo nuovo autore, i ragazzi della Marcos sono elettrizzati.

Faranno a gara per accompagnarlo nei molti tour italiani. In Italia ha lasciato il segno, lo invitano di continuo: il primo aprile, era a Torino, per la Biennale Democrazia.

Questo entusiasmo moltiplica la nostra forza, quando ne parliamo con gli altri, che siano lettori, giornalisti, librai. È il nostro primo romanzo turco; Nermin mi segnala dei traduttori, amici e colleghi ne suggeriscono altri.

Il romanzo gli piace, la sua traduzione è viva. La revisione sarà impegnativa, condotta fino in fondo in grande armonia. Az in turco vuol dire poco. È una soluzione molto bella. Il titolo italiano di Az sarà A con Zeta ; criptico, forse, ma speriamo che sia un mistero affascinante.

Per la copertina Lorenzo Lanzi disegna un uomo e una donna turchi, saldamente accanto, ciascuno voltato da una parte, con i vestiti coperti di parole. Per Dahainvece, non ci sono rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok, la traduzione del titolo sarà letterale: Ancóra. Nella copertina la rana galleggia tra flutti violenti, bandiera di rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok.

Ancóra è un romanzo a tratti molto crudo, come la realtà che racconta. Per la prima volta, ci è venuto in mente di inserire in fondo al libro un foglietto verde, con le istruzioni per ricavarne una rana origami.

Un viatico per il lettore che deve abbandonare Gaza, dopo averlo seguito fin qui. La stampa, in generale, è generosa e aperta con Günday. Più volte è capitato che venisse sollecitato un suo parere sugli inquietanti sviluppi politici del suo paese. Hakan Günday ora è tradotto in gran parte del mondo, Stati Uniti compresi. E la rana rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok da Laura Fanelli, simbolo della trasformazione, della sopravvivenza, della speranza di pace, svetta anche sulle copertine straniere.

La passione è sempre contagiosa. Quello che fu il Paese laico di Atatürk oggi è una nazione lacerata e al tempo stesso interamente concentrata su un solo uomo: il capo dello Stato. E questo è un viaggio alla ricerca dei suoi rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok, in una Istanbul stranamente vuota di stranieri. La nuova avventura letteraria, e giornalistica, di Emmanuel Carrère lo porta in Turchia.

Lo sguardo di Carrère è curioso e vorace. Plana sulle moschee in costruzione, si ferma sulla spianata del museo di Santa Sofia adesso sgombra di turisti, non ignora i movimenti delle acque agitate del Bosforo. Anche in aereo i passeggeri erano solo turchi. Bulut è un ragazzo sulla trentina, giovanile, avveduto, e il suo inglese è talmente raffinato che a volte ho difficoltà a capirlo.

Quando gli chiedo se ha vissuto a lungo in Inghilterra o negli Stati Uniti mi rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok di no; la sua maestria gli viene solo dai film e dai videogiochi. Sono persone che ci assomigliano; anche al di là della lingua, parliamo un linguaggio comune.

Bulut si definisce un turco bianco, maschio, occidentale, nato nella borghesia istambuliana, tutto per essere un privilegiato, salvo che oggi — come osserva con filosofia mentre scendiamo da Petra verso il ponte di Galata per una strada ripida da rompersi il collo — un tipo come lui è nella merda né più né meno come un tempo lo era un povero o di un curdo, perché considerato un traditore della patria, uno di quei nemici interni che sono nel mirino del potere e che in qualsiasi momento possono essere cacciati dal posto di lavoro, privati del passaporto e di rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok tipo di esistenza sociale.

Da Trump in America? Da Orban in Ungheria? Da Marine Le Pen in Francia? Persone che vivono, o almeno vivevano bene, hanno famiglia e amici, sono avvocati, architetti, editori, cineasti o dirigenti di livello superiore, abitano graziose case di legno nei bei quartieri bobo contrazione di borghesi e bohème, ndt come Bebek. E sebbene a priori non abbiano nessuna voglia di andare in esilio, si pongono il problema, che alimenta interminabili discussioni: a quale stadio del processo si sarà costretti malgrado tutto a decidere di andarsene, prima che sia troppo tardi, che rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok porte si chiudano, che diventi impossibile?

Del velo obbligatorio? Del ripristino della pena di morte? Il giorno in cui, non contenti di sequestrare il passaporto a un universitario perché ha firmato una petizione per la pace coi curdi, lo si toglie anche a tutti i suoi familiari, non si è già superato un limite al di là del quale si entra in uno Stato totalitario, ove la nozione di diritto non ha più senso? Uno Stato capace di tutto? Quando sono venuti per i sindacalisti non ho detto nulla perché non ero sindacalista. Quando sono venuti per gli ebrei non ho detto nulla perché non ero ebreo.

Non molti, a dire il vero, perché se Erdogan ha chiaramente approfittato di questo golpe mancato per dare il via a una purga contro i sostenitori del suo ex alleato Fethullah Gülen, sembra assai meno evidente che sia stato lui stesso a organizzarlo. Come Bulut mi fa notare in seguito, evidentemente quei pescatori, che non conoscono nessuna lingua al di fuori del turco, sanno dei media stranieri solo quello che ne riferiscono — con fedeltà discutibile — i media nazionali.

Ma come già detto, i rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok sono persone affabili; rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok una volta espressa la diffidenza nei confronti dei giornalisti stranieri in generale, il singolo giornalista straniero, che di suo non avrebbe nessuna ragione per essere un birbaccione, viene invitato a praticare lo sport nazionale.

Perché qui di colpi di Stato se ne sono visti, uno ogni dieci anni circa, ma per queste cose bisogna osservare un minimo di regole. Non comprendo bene quali regole siano state violate. E soprattutto questo golpe — contrariamente a rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok i precedenti — è fallito. La zia di Bulut abita sulla riva asiatica. È sempre un incanto andare, e più ancora tornare dalla riva asiatica.

Al ritorno, la città che ha avuto il nome di Bisanzio e poi di Costantinopoli, la capitale del mondo dopo Roma, si rivela in tutto il suo dorato splendore, i gabbiani volteggiano nel cielo solcandolo con le loro ali e le rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok grida.

Attualmente — Bulut verifica le cifre sul suo smartphone — ha deputati: molti, ma non abbastanza per poter governare senza una coalizione; ed è una delle ragioni per cui ci si aspetta che a breve Tayyip — come tutti lo chiamano qui — indica un referendum per instaurare un regime presidenziale, o in altri rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok, per ottenere pieni poteri.

La cosa più complicata da comprendere per noi è lo status del partito kemalista, abituati come siamo a pensare che in un paesaggio politico i laici siano quelli benevoli. Spesso si dimentica che accanto al fascismo, al comunismo e al nazional- socialismo, il kemalismo è stato il quarto dei grandi movimenti autoritari nati dopo la prima guerra mondiale.

A volte si arrivava fino ad impiccare i ministri sospettati di troppa indulgenza nei confronti della religione o dei curdi. Eccellente sindaco di Istanbul, poi primo ministro e infine presidente della Repubblica, ha mostrato inizialmente al suo Paese il volto quanto mai seducente di un Islam compatibile con la democrazia e la modernità.

Ha finito per vedere se stesso come un secondo Atatürk e contemporaneamente come il suo opposto, amico del popolo e non di una boriosa élite. Secondo Bulut questo ritratto è indicativo.

Una volta se ne vedevano ovunque, ma proprio ovunque. Da quando Erdogan è al rassegne di trattamento di alcolismo in Vladivostok si sono diradati, in gran parte li hanno tolti. Allora, domando grattandomi il capo, cosa significa? Chi lo ha riesumato? Vuol dire che si torna ad insistere, dice Bulut, sui valori della Repubblica.

Il fatto è che Erdogan naviga a vista. Bulut ha giocato a carte scoperte: sanno tutti e quattro di essermi stati propinati come sostenitori di Erdogan, e si adoperano per non deludermi. Con tutto il rispetto per il genitore, le due figlie si mettono a parlare in contemporanea con lui, con pari entusiasmo.

Stanno parlando di quando Erdogan divenne sindaco di Istanbul. A quei tempi la doccia si poteva fare solo ogni due giorni. È un uomo che mantiene le sue promesse. Cerco di infilare qualche parola. E adesso?